All'Italia manca soltanto una Maricarmen

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All'Italia manca soltanto una Maricarmen

Dopo che sette deputati catalani hanno affossato i decreti sulla casa, la Spagna è scesa in strada con le chiavi in mano, mentre Sánchez valuta il voto anticipato. In Italia i numeri corrono meno, sebbene gli ingredienti siano gli stessi e il governo abbia deciso di rendere gli sfratti più veloci.

Una donna di ottantasette anni, sfrattata dalla casa in cui abitava nel quartiere madrileno del Retiro, ha ottenuto in pochi giorni ciò che all'opposizione spagnola non riusciva da otto anni, perché ha portato Pedro Sánchez a un passo dalle elezioni anticipate. Si chiama Maricarmen e il governo, quando la sua storia è finita nei telegiornali, ha varato in fretta due decreti, subito ribattezzati con il suo nome, che sospendevano fino al 2030 gli sfratti delle persone più fragili e prorogavano in automatico i contratti d'affitto. Approvati un martedì, sono stati bocciati il venerdì dal Congresso, il primo per appena sei voti, e il giorno dopo, in una cinquantina di città, chi una casa non riesce più a comprarla né ad affittarla è sceso in strada con il mazzo di chiavi in mano.

A Madrid erano mezzo milione secondo il Sindacato delle inquiline e degli inquilini e settantamila secondo la delegazione del governo, il che significa che, anche a voler credere alle autorità, si tratta di una folla che oggi nessun partito spagnolo saprebbe radunare. A Valencia la giornata è finita con cinque arresti e nove agenti feriti, mentre nella capitale i manifestanti restano accampati a Puerta del Sol, dove nel 2011 piantarono le tende gli Indignados. La portavoce del sindacato, Valeria Racu, ha promesso che il prossimo passo sarà lo sciopero generale.

Dietro le chiavi ci sono numeri che in Spagna conoscevano tutti da anni. Secondo il Banco de España le case pubbliche sono l'1,5 per cento del totale, quando nei Paesi Bassi arrivano al 34 e in Austria sfiorano il 24, anche perché per decenni gli alloggi costruiti con denaro pubblico sono finiti sul mercato libero non appena scadeva il vincolo. Ogni anno nascono 250 mila nuove famiglie e si costruiscono 91 mila abitazioni, sicché in cinque anni si è aperto un buco di 750 mila case, mentre i prezzi, che salgono da quarantacinque trimestri consecutivi, nel secondo trimestre di quest'anno sono cresciuti del 12,5 per cento. A Madrid l'affitto medio è di 23,3 euro al metro quadro, cioè quasi 1.400 euro al mese per sessanta metri.

Sánchez governa dal 2018 e i decreti sono arrivati soltanto dopo che uno sfratto era finito in televisione, il che spiega perché su uno degli striscioni di sabato ci fosse scritto che «la colpa è dei proprietari, la responsabilità è del governo». A chi si chiede se sarà costretto a dimettersi va risposto di no, perché la Costituzione spagnola permette di mandare a casa un premier soltanto con la sfiducia costruttiva, cioè votando a maggioranza assoluta il nome del successore. I 178 che hanno bocciato il primo decreto sulla carta basterebbero, a patto che i deputati di Carles Puigdemont accettassero di portare Alberto Núñez Feijóo alla Moncloa a braccetto con Vox. Sarà quindi Sánchez a decidere se sciogliere le Camere, con il 29 novembre come data che circola, e la scelta è meno drammatica di come la si dipinge, dato che la legislatura scadrebbe comunque nell'estate del 2027 e il suo governo vive da tre anni con il bilancio del 2023 prorogato. Può andare alle urne adesso, da uomo che sulla casa almeno ci ha provato, oppure trascinarsi un altro anno da uomo che non c'è riuscito.

Quanto a Puigdemont, che da Waterloo ha trattato fino all'ultimo per poi far votare no, la spiegazione più convincente l'ha data Daniel Tercero sul quotidiano conservatore Abc, quando ha ricordato che il patto di Bruxelles serviva a insediare Sánchez e a riportare a casa l'esule. Poiché martedì la Corte costituzionale comincia a decidere se l'amnistia copra anche l'accusa di appropriazione indebita, un partito di centrodestra, votato da un ceto medio catalano che le case di solito le possiede, non ha più ragioni per tenere in piedi un governo di sinistra. Il Corriere della Sera ha fatto notare che l'ex presidente aspetta la sentenza in una villa di 550 metri quadrati il cui affitto, 4.400 euro al mese, è pagato dalle donazioni degli amici.

Chi dall'Italia guarda Madrid con il sollievo di chi assiste ai guai del vicino farebbe bene a fare due conti. A Milano l'affitto medio è di 22,4 euro al metro quadro, novanta centesimi meno che a Madrid, e a luglio Idealista ha scritto che i canoni italiani non erano mai stati così alti da quando ha cominciato a misurarli, nel 2012. Nel 2024, secondo il ministero dell'Interno, i tribunali hanno emesso 40.158 provvedimenti di sfratto, tre su quattro per morosità, mentre quelli eseguiti con la forza pubblica sono stati 21.337, vale a dire quasi sessanta al giorno, domeniche comprese. In graduatoria per una casa popolare aspettano 650 mila famiglie, sebbene decine di migliaia di alloggi pubblici restino vuoti perché andrebbero ristrutturati.

Sarebbe scorretto sostenere che la febbre sia la stessa, perché in Italia nel 2024 gli sfratti sono cresciuti del 2 per cento e nel terzo trimestre di quest'anno gli affitti sono saliti dell'1,8, cioè meno dell'inflazione, mentre in Spagna i prezzi corrono a due cifre. Solo che a riempire le piazze spagnole, dove le statistiche erano pessime da un pezzo, è stata la faccia di una vecchia signora messa alla porta, e una faccia così può comparire da un giorno all'altro anche da noi.

Il governo Meloni ha fatto la scelta opposta a quella di Sánchez. A luglio è diventato legge un Piano casa che promette centomila alloggi in dieci anni e il recupero di sessantamila case popolari, al quale si accompagna un disegno di legge che offre al proprietario il rilascio dell'immobile in una quindicina di giorni anche quando l'inquilino è soltanto moroso. Mentre Madrid è inciampata nel tentativo di fermare gli sfratti dei più deboli, Roma ha deciso di accelerarli senza che in piazza si vedesse nessuno. La spiegazione più semplice è che circa sette famiglie italiane su dieci vivono in una casa di proprietà, sicché chi resta fuori, cioè i giovani e gli inquilini, alle elezioni pesa poco.

È lo stesso calcolo che la Moncloa ha fatto per otto anni. In Italia le tende si sono già viste nella primavera del 2023, quando una studentessa ne piantò una davanti al Politecnico di Milano e gli studenti di molti altri atenei la imitarono, salvo ripiegarle dopo qualche settimana mentre gli affitti continuavano a salire. Il giorno in cui un ufficiale giudiziario, forte dei suoi quindici giorni, busserà alla porta di una Maricarmen italiana davanti a un telefono acceso, sapremo se anche qui qualcuno ha tenuto da parte un mazzo di chiavi da agitare.