Il panino carbonaro
A Vieste una madre nasconde il pranzo in fondo alla borsa e manda il figlio a mangiarlo in riva al mare. Cronaca di un'estate sotto sorveglianza.
Il panino era in fondo alla borsa, sotto i teli e la crema solare, nascosto come si nascondevano le sigarette alla dogana. Il bambino aveva fame. La madre gli ha consigliato di andare a mangiarlo in riva al mare, lontano dagli sguardi del personale. Non è andata bene: il piccolo è stato scoperto, e alla madre è stato ricordato che il regolamento del lido vieta i pranzi al sacco.
Siamo a Vieste, sul Gargano, in uno stabilimento balneare dove la signora aveva regolarmente pagato lettini e ombrellone. Il suo reato: aver portato da casa panini per sé e per i due figli. Sulla stessa spiaggia, per caso, c'era Luca Pernice, giornalista del Corriere della Sera, che ha raccontato la scena. «È una cosa che capita spesso sulle spiagge da queste parti», ha spiegato. «La gente non vuole essere costretta a spendere soldi al ristorante ogni giorno, non se lo può permettere, e quindi ecco cosa fa: escogita delle strategie».
Escogitare strategie. Per mangiare un panino. Sotto un ombrellone già pagato.
Nessuna legge nazionale vieta di portare cibo e bevande in uno stabilimento. Il divieto se lo danno i gestori da soli, regolamento interno, come i condomini che proibiscono i panni stesi. E i gestori si difendono compatti. Nicola Ragno, presidente della sezione locale di Assoturismo, ha dichiarato al Corriere che i pranzi al sacco «danneggiano l'immagine» dei lidi, e che tanto non si tratta quasi mai di un semplice panino: «Nella maggior parte dei casi, assistiamo a pasti completi – pasta, portate principali, frutta, dolci, bevande – ogni tipo di cibo». Problemi di igiene, di rifiuti, di ordine generale, dice. Resta da capire come mai la stessa pasta, venduta al ristorante del lido a prezzo pieno, non produca né rifiuti né disordine.
I numeri aiutano a inquadrare la fame della signora in questione. Il costo medio di due lettini e un ombrellone è salito del 6% rispetto al 2025, con punte del 16%, secondo Altroconsumo. La quota di litorale in mano ai privati va dal 20% della Sardegna al 70% di Emilia-Romagna e Liguria: in certe regioni, chi vuole il mare passa dal listino. Aggiungere 50 euro al giorno di ristorante non è un dettaglio, è un secondo affitto.
Sulla vicenda è intervenuto perfino il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, con un post su Facebook: «Nessuno può impedirvi di mangiare in spiaggia il cibo che vi siete portati da casa. Il costo dei lettini e degli ombrelloni è già esorbitante. Il mare è un bene comune e non deve diventare un lusso». Serviva un presidente di Regione per ribadire che un panino non è un illecito. Anche questo dice qualcosa dell'estate italiana.
Il dettaglio più eloquente della storia resta però quello iniziale. La signora non ha mandato il figlio a mangiare nel posto più comodo: lo ha mandato in riva al mare, sulla battigia, la striscia di sabbia bagnata che nessuna concessione può recintare. Il diritto romano lo sapeva già: «Et quidem naturali iure communia sunt omnium haec: aer et aqua profluens et mare et per hoc litora maris» — per diritto naturale sono comuni a tutti l'aria, l'acqua corrente, il mare e, di conseguenza, le sue rive, scrivevano le Istituzioni di Giustiniano nel 533 d.C. Quindici secoli dopo, l'unico pezzo di spiaggia che è ancora di tutti è diventato il posto dove un bambino va a nascondersi per mangiare un panino fatto da sua madre, incredibile!
A qualche centinaio di chilometri, sulla costa laziale, la resistenza ha un volto più sereno. A Il Tirreno, beach club di Montalto di Castro dove la giornata costa 20 euro, un’altra signora, ha pagato 850 euro per lettini e ombrellone per l'intera stagione, e all'ora di pranzo scarta la sua fetta di pizza all'ombra, senza nascondersi. Al bar, precisa, i soldi li spende: caffè, gelati, granite. Ma il ristorante ogni giorno no. «Possono fare quello che vogliono nel loro lido», dice, con aria pratica. «Ma io farò quello che voglio sotto il mio ombrellone».
La stagione è lunga. Le borse frigo sono capienti. E la riva, per ora, non si affitta.