Un rosso in libertà vigilata
La FIFA inventa la squalifica "in prova" dopo una telefonata dalla Casa Bianca. Poi, a Seattle, la palla si è messa a girare.
Nei regolamenti del calcio mondiale, fino alla settimana scorsa, la libertà vigilata non esisteva. Esisteva il cartellino rosso, ed esisteva la sua conseguenza: un turno di squalifica, automatico, uguale per tutti. Poi la FIFA ha pubblicato un comunicato in cui si legge che "l'applicazione della squalifica automatica del giocatore Folarin Balogun è sospesa per un periodo di prova di un anno". Una squalifica in prova. Come un condannato che promette di comportarsi bene.
Per capire come si arriva a questa prosa bisogna riavvolgere il nastro di qualche giorno. Balogun, attaccante e capocannoniere degli Stati Uniti, viene espulso nella partita contro la Bosnia-Erzegovina per uno scontro con un difensore. Regola nota: salta l'ottavo di finale contro il Belgio. Mercoledì Donald Trump telefona a Gianni Infantino, presidente della FIFA, e gli chiede di rivedere il cartellino. Motivazione testuale: "Non mi sembrava fallo". Il presidente degli Stati Uniti come “moviolista” aggiunto.
Infantino racconterà poi di aver spiegato a Trump che l'organo disciplinare della FIFA è indipendente. L'organo indipendente, evidentemente persuaso in piena autonomia, ha partorito la libertà vigilata di cui sopra. Domenica Trump ha ringraziato sui social: la FIFA "ha fatto ciò che era giusto", ha "rimediato a una grave ingiustizia".
Chiunque abbia passato qualche anno a bordo campo di un torneo giovanile conosce la scena. Il bambino che perde corre dal padre: l'arbitro ha sbagliato, l'altro ha barato, di' qualcosa. E il padre — quello che fa il suo mestiere — risponde con la frase che tutti abbiamo detto o ricevuto: le decisioni dell'arbitro si rispettano, fa parte del gioco. Non è pedagogia minore. È l'unica lezione che il calcio insegna meglio di qualsiasi scuola: si può perdere ingiustamente, succede, si continua a giocare.
Qui la scena si è rovesciata. Il bambino che corre a protestare è l'uomo più potente del mondo, e l'arbitro ha risposto al telefono.
La UEFA ha parlato di "linea rossa" superata, di decisione "senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile". C'è qualcosa di involontariamente perfetto nel fatto che, per protestare contro un cartellino rosso cancellato, il calcio europeo non abbia trovato di meglio che un'altra metafora rossa.
Poi, lunedì sera, si è giocato. Seattle, ottavi di finale, Balogun regolarmente in campo. Il Belgio però ha vinto 4-1.
Ed è questo il dettaglio che nessun comunicato potrà sistemare. Si può piegare un regolamento, trasformare un'espulsione in un istituto giuridico sperimentale. Ma poi la palla rotola e il tabellone segna quello che segna, come si usa dire: “la palla è rotonda”. Il tabellone non ha un presidente. Non riceve telefonate.
Resta il precedente, che pesa più della partita: da questa settimana si sa che una regola della Coppa del Mondo può essere sospesa chiamando la persona giusta. La squalifica di Balogun è in libertà vigilata per un anno. Sulla durata della libertà vigilata del torneo, il comunicato non si pronuncia.