Il vulcano non vota
Era l’11 maggio 1924 quando Benito Mussolini inaugurò il terminal civile di Fontanarossa (Catania). Il vulcano era già lì ovviamente. Si vedeva dalla pista, e si vede ancora attraverso i vetri dei gate e non serve essere geologi, basta solo girare la testa.
A onor del vero, nel 1924 nessuno immaginava dodici milioni di passeggeri all’anno, e nessuno sapeva quali danni potesse causare la cenere vulcanica a una turbina, fino a quel momento si può chiudere un occhio, il resto è un secolo di rinvii.
Il problema di Fontanarossa non è tanto la distanza dal cratere quanto la sua posizione rispetto al vento. La cenere si deposita più spesso sui versanti orientali dell’Etna, ed è proprio lì che è stata costruita la pista, stiamo parlando di meteorologia, non di un capriccio della montagna, ed è un dato misurato e pubblicato da anni.
Le conseguenze sono state una questione di aritmetica, tra il 6 e il 12 di agosto, circa 630 voli sono stati dirottati altrove; dei 1.974 voli previsti per Catania, il 36% è stato addirittura cancellato. Più di centomila persone hanno dovuto riorganizzare i propri programmi o hanno rinunciato a pianificarne di nuovi, aggiungendo quello di dover passare il Ferragosto in aeroporto. Giovedì sera il gestore aeroportuale ha posticipato la riapertura degli arrivi alle due del mattino del 15 agosto, (dato già variato mentre scrivo questo pezzo) il che è il modo tecnico per dire che nessuno sa quando finirà tutto questo, perché comanda madre natura.
Come da copione, i politici si sono svegliati, soprattutto quando siamo in campagna elettorale. Nello Musumeci, ora ministro della Protezione civile, ha spiegato che è l’aeroporto a trovarsi nel posto sbagliato e non il vulcano, e ha ricordato di averlo detto già nel 1999, quando, in qualità di presidente della provincia, fece inserire nel piano territoriale il trasferimento dell’aeroporto. Aveva ragione allora e ha ragione adesso ma il problema sono i ventisette anni trascorsi nel frattempo.
Sono stati anni intensi, già nel 2002 una delle eruzioni più violente del secolo ha chiuso l’aeroporto per giorni e costretto l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) a un regime di emergenza: voli solo dall’alba fino a novanta minuti dopo il tramonto, nel 2003 la Giunta regionale ha autorizzò uno studio per un «aeroporto intercontinentale del Mediterraneo» nella Sicilia centro-orientale. L’Università di Enna individuò un sito tra Centuripe e Catenanuova, entrò in scena il gruppo cinese HNA, ma l’accordo fallì miseramente perché a Washington non piaceva l’idea di un hub cinese a due passi dalla base americana di Sigonella tanto che, nel 2011, Hillary Clinton chiese a Pechino informazioni sul progetto. Un aeroporto siciliano mai costruito arrivò fino al Dipartimento di Stato Americano. Ecco fino a dove può arrivare il nulla.
Rimane quindi Comiso, aperto al traffico civile nel 2013 con il compito dichiarato di sostituire Catania in caso di nubi di cenere. Dispone di sei piazzole di sosta, ma anche questo scalo, martedì sera, ha sospeso i voli a causa della cenere. L’alternativa all’aeroporto sotto il vulcano è chiusa proprio dallo stesso vulcano.
E il nuovo piano aeroportuale nazionale, quello che arriva fino al 2035? L’Etna non viene menzionato, si prevede l’ampliamento di Catania e Comiso e lascia aperta la porta a un nuovo aeroporto vicino ad Agrigento: una provincia senza autostrade, utile alla Sicilia meridionale ma del tutto fuori luogo per una nube che si sposta verso sud-est.
Ecco cosa vale la pena dire, l’unico attore coerente in tutta questa vicenda è l’Etna, che fa ciò che fa da mezzo milione di anni, con una regolarità che qualsiasi ufficio di pianificazione potrebbe inserire in un bilancio. La parte imprevedibile è tutto il resto, i piani che non sono mai stati portati a termine e la parola «emergenza» applicata a qualcosa che è accaduto decine di volte nel secolo scorso.
Un vulcano è comodo, non firma risoluzioni e non ricopre alcuna carica. Ogni volta che erutta, la responsabilità sale insieme alla colonna di cenere e si allontana verso Malta.
Il piano arriva fino al 2035, l’Etna, che ha iniziato la sua attività mezzo milione di anni fa, non ha mai avuto bisogno di uno studio di fattibilità.